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Storia » Lombardia


Cenni storici


 Le prime tracce
Le prime tracce della presenza umana in territorio lombardo risalgono all'8000 a.C. circa.
Si tratta delle più antiche  incisioni rupestri rinvenute in Valcamonica. Le scene riprodotte illustrano guerre, episodi di caccia, coltivazioni, feste, divinità. Le creazione di incisioni rupestri prosperò sino al sopraggiungere della conquista romana, avvenuta all'inizio dell'impero.
Quasi contemporaneamente nelle zone acquitrinose e lacustri dell'alta pianura o delle primo colline si sviluppò una forma di civiltà, detta "delle palafitte", a causa del tipo di abitazioni usate.
A partire dall’età del bronzo si ha il ritrovamento di armi e strumenti di lavoro. Successivamente, con il primo millennio e l'età del ferro ormai trionfante, si ritrovano testimonianze di una civiltà influenzata da quella etrusca, che è conosciuta come "civiltà di Golasecca", dal nome della località nei pressi di Sesto Calende dove sono stati ritrovati i reperti.
Il ceppo più antico delle popolazioni lombarde discende dai Liguri. Su questo si innestò il ceppo dei Celti che invasero, intorno al 400 a.C., la valle Padana. I gruppi principali degli invasori furono i Cenomani, che si stanziarono tra le Alpi e il Po, dalla sponda occidentale del Garda fino all'Adda, gli Orobi, nell'area prealpina bergamasca e gli Insubri, nella zona tra l'Adda e il Ticino. Questi ultimi fondarono anche Mediolanum, destinata a diventare il centro di una zona di grande importanza strategica e culturale. 
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La conquista romana della pianura Padana, e quindi del territorio che diventerà la Lombardia, è del 222 a.C. Nella divisione dell'Italia in province al tempo di Augusto, la Lombardia occidentale faceva parte della Transpadana, insieme all'attuale Piemonte a nord del Po, mentre i municipi di Mantova, Brescia e Cremona facevano parte della "Venetia et Histria". La Lombardia nel periodo romano era una regione agricola ricca, con una forte popolazione stanziata nelle campagne. La rete stradale era fitta ed efficiente, come la navigazione fluviale e lacustre. 
Nel III secolo d.C., quando la necessità di controllare i movimenti dei barbari richiese che il centro del comando fosse più a nord, la capitale dell'impero fu spostata da Roma a Milano. 
Con la tarda romanità e l'alto Medioevo le bonifiche attuate a sud della città furono completamente perse, si riformarono zone acquitrinose e scomparvero i tracciati delle antiche vie.  
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 Il periodo dei Longobardi
L'invasione longobarda iniziò nel 568 d.C. Segnò un passo importante per la formazione del carattere regionale. Tutta l'Italia occupata dai Longobardi venne definita 'Longobardia' e anche quella parte dell'Italia meridionale sotto influenza longobarda, per distinguerla da quella occupata dai Bizantini, in senso più stretto.
Lombardia fu per secoli sinonimo di Italia settentrionale, e i "Lombardi" vennero chiamati i banchieri italiani a Londra e nelle altre capitali europee, anche quando provenivano da altre regioni italiane.
I due secoli di dominazione longobarda lasciarono impronte decisive a Pavia, capitale del regno longobardo, e testimonianze minori a Brescia, Como, Monza e in altri centri, dove vennero ritrovate ricche sepolture contenenti gioielli, armi e crocette d'oro utilizzati nell'abbigliamento dei defunti. 
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 La successione dei Franchi
Con la caduta dei Longobardi e l'avvento dei Franchi di Carlo Magno si rafforzò il senso di appartenenza ad un preciso popolo romano-longobardo. Un esempio si ebbe nel rifiuto di abbandonare il rito ambrosiano da parte dell'arcivescovo di Milano. L'autorità morale di cui godeva l'arcivescovo della città (che veniva considerato il depositario legittimo dei diritto dì incoronazione dei re d'Italia) contribuì, insieme con la posizione geografica di Milano, a fare di questa il centro delle successive vicende storiche. Nei due secoli della dominazione carolingia e della casa di sassonia, oltre al rafforzamento di Milano, emersero i centri di Como e Mantova, mentre Pavia consolidava la sua posizione di centro culturale con una creazione di una scuola dalla quale ebbe poi origine l'università.  Top

I Comuni
Le basi dei primi Stati nazionali transalpini, dei Comuni e delle Repubbliche marinare in Italia si posero nell'XI secolo.
Si avviarono le Crociate ed ebbero inizio le lotte tra papato e impero. L'arcivescovo di Milano, Ariberto da lntimiano incoronò, in Sant'Ambrogio, Re Corrado II, poi entrò in contrasto con le sue idee e non si piegò mai al suo volere e alle sue leggi. La forma concreta che prese questa opposizione fu il Carroccio, che doveva diventare il simbolo della libertà comunale. Il Carroccio indicava un carro simbolico, con sopra la croce e il gonfalone, attorno al quale si strinsero i Milanesi per combattere il re e imperatore.
Qualche anno più tardi anche l'autorità dell'arcivescovo sulla città venne meno e il Comune poté cosi svilupparsi liberamente, alimentandosi della forza e della ricchezza di artigiani e mercanti. 
Analogamente i Comuni nascevano intanto nelle altre città lombarde, finché tra tutti questi centri, necessariamente in concorrenza tra loro per il predominio sul territorio e sui feudi circostanti, esplose il conflitto. In meno di un secolo Milano era già diventata il centro più potente della pianura Padana.
La sconfitta subita ad opera di Federico Barbarossa (incoronato a Pavia, nel 1155, re d'Italia) e la conseguente distruzione di Milano nel 1162 non riuscirono a interrompere questo predominio. 
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Solo pochi anni dopo le città lombarde, guidate da Milano, si riunirono nel celebre convegno di Pontida per affermare con la Lega Lombarda la loro indipendenza dall'imperatore. La vittoria di Legnano (1176) e la pace di Costanza (1183) consolidarono l'indipendenza delle città lombarde e dell'Italia del nord dall'autorità imperiale.
A sud di Milano, poco dopo il 1100 sorsero in piena campagna cinque monasteri di regola benedettina. Queste abbazie svolsero una straordinaria funzione di organizzazione del territorio agricolo, con opere di bonifica e canalizzazione delle acque e la messa a punto di importanti innovazioni tecniche in agricoltura. Dopo il 1000 gli abitanti di Milano incominciarono a costruire canali navigabili per collegare la loro città con il lago Maggiore, con il Po e con alcuni centri della pianura padana.
La costruzione dei navigli durò alcuni secoli e fu perfezionata nel Quattrocento. Oltre ad essere arterie, i navigli furono fondamentali per i trasporti. Servivano anche all'irrigazione e alla regolamentazione delle piene dei fiumi. Dopo il Naviglio Grande, emissario del Ticino, furono aperti al traffico la Martesana, emissario dell'Adda, il Naviglio di Bereguardo, il Naviglio di Paderno e il Naviglio Pavese.
Milano intorno ai duecento era la città più popolosa d'Italia, centro commerciale e centro di produzioni artigianali su vasta scala, tali da consentire una notevole esportazione di manufatti. Forte era la premessa di una definitiva supremazia economica che Milano e la zona centrale della Lombardia, tra Ticino e Adda, avrebbero avuto sull'intera Italia settentrionale.  Top

Il periodo delle Signorie
Durante il periodo tra il duecento e il trecento si affermò a Milano la signoria dei Della Torre (e poi dei Visconti) e a Mantova la signoria dei Bonacolsi (e successivamente dei Gonzaga).
Con Gian Galeazzo Visconti, a metà del XIV secolo, Milano diventò uno dei più forti stati europei. Conquistata Pavia, il duca vi fondò l'Università obbligando i sudditi a compiervi gli studi (anziché nelle sedi di Bologna e Padova).
A partire dal XII secolo Milano controllava anche Como, Cremona e Novara, sulle quali mantenne il predominio, con alterne vicende, fino al XVIII secolo (per quanto riguarda Novara) e fino all'Unità d'Italia (per le altre città lombarde). Il controllo su entrambe le sponde del lago Maggiore si attuò attraverso la supremazia della Famiglia Borromeo legata alle sorti dello stato milanese. 
A Milano avevano sede le principali aziende metallurgiche d'Italia e un'importante industria laniera.
A causa della peste nera di metà secolo si arrestò lo sviluppo demografico e quello agricolo.
Le guerre combattute per lunghi anni contro Venezia videro quest'ultima vincitrice: nel 1428 furono definitivamente perse Bergamo e Brescia. Anche Crema nel 1454 si unì al governo veneziano. 
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Larga diffusione si ebbe in agricoltura di nuove colture, destinate a grande successo: il riso nella Lomellina e nella bassa Milanese, e il gelso nell'alta pianura. Grazie al casato degli Sforza il ducato di Milano raggiunse l'apice del suo splendore artistico, culturale e politico. La popolazione di Milano raggiunse i 150.000 abitanti, ponendosi al livello delle metropoli europee dell'epoca. La politica grandiosa di Ludovico il Moro, grande mecenate era sproporzionata alle possibilità del piccolo stato, che non poteva reggere da solo alla coalizione di quasi tutte le Signorie italiane contro di esso. L'intervento straniero, ebbe conseguenze disastrose e durature per tutta l'Italia. L'altra città lombarda che si era nel frattempo affermata era Mantova, che, sotto la dinastia dei Gonzaga, diventò una splendida capitale e un centro culturale di prim'ordine e tale rimase dal Quattrocento al Seicento. Grandi artisti, architetti e musicisti lavorarono alla corte dei Gonzaga, che oltre alla città controllavano un piccolo e ricco stato a cavallo del Po. Il tracollo di Milano non toccò il ducato di Mantova, che continuò, associato al Monferrato, la sua vicenda politicamente defilata ma significativa sul piano culturale. Tra l'altro, la sua posizione tra Venezia e Milano permise a Mantova di svolgere un prezioso ruolo diplomatico che ne prolungò l'indipendenza. All'estremità nord della Lombardia, la Valtellina fu conquistata dai Grigioni nel 1512 e rimase sotto il controllo svizzero fino alla fine del Settecento. Nel frattempo anche il Canton Ticino era stato perso.  Top

Tra il Seicento e il Settecento
Tra il 1635 e il 1706, il ducato di Milano fu governato dalla Spagna: al governatore si affiancavano il senato cittadino e una serie di magistrature locali. La vita economica del ducato ebbe una regressione, con rapida perdita dei mercati di esportazione per i prodotti milanesi e notevoli disinvestimenti di capitali del commercio.
La regione ridiventò rurale o tale rimase per almeno due secoli e mezzo. Si esportava principalmente seta, riso e formaggi. La perdita di peso economico di Milano andò in parte a vantaggio delle cittadine della Brianza e dell'alto Milanese, nelle quali nacque una borghesia locale da mercanti e mediatori, periti e tecnici legati alle attività agricole decentrate.
Nella vita religiosa dominarono, nel Seicento, i due cardinali Borromeo, Carlo e Federico: il primo legò il suo nome alla lotta contro il protestantesimo; il secondo, alla fondazione della Biblioteca Ambrosiana. 
Nel 1706, Eugenio di Savoia, al servizio dell'imperatore d'Austria, entrò a Milano alla testa delle truppe austro-piemontesi e pose fine alla dominazione spagnola.
Con la nuova dominazione austriaca, la Lombardia perse l'Oltrepò, la Lomellina e il Novarese, e acquistò il territorio del ducato di Mantova. 
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Prendeva cosi forma la Lombardia austriaca. A partire dal regno illuminato di Maria Teresa e di suo figlio Giuseppe II, per tutta la seconda metà del Settecento, la Lombardia sperimentò un lungo periodo di buon governo che favori lo sviluppo economico e con esso l'avanzare di una nuova classe sociale, la borghesia.
Con Napoleone, Milano visse una grande stagione politica, come capitale del regno d'Italia, voluto dall'imperatore stesso, che si incoronò re d'Italia nel suo duomo di cingendosi il capo con la medioevale corona ferrea (1805). 
Dal 1815 la restaurazione austriaca riportò la Lombardia sotto la dominazione degli Asburgo, questa volta in unione con i territori della disciolta repubblica di Venezia, Il nuovo regno lombardo-veneto fu diviso in due parti: una, lombarda (comprendente l'antico ducato dì Milano, escluso l'Oltrepò e la Lomellina, e inoltre il Bergamasco, il Bresciano, il Mantovano e la Valtellina), sotto il governo milanese; l'altra, veneta, sotto il governo veneziano. La linea di demarcazione tra le due parti era rappresentata dal fiume Mincio.
Nel Settecento i territori che costituiscono l'attuale Lombardia passarono da una popolazione di un milione di abitanti all'inizio del secolo ad una di oltre i due milioni di abitanti all'inizio del secolo successivo. Sì sviluppò la tessitura della seta, della lana e del cotone legata ad attività artigianali e casalinghe svolte nelle campagne.
Nella bassa Padana gli investimenti crearono aziende di tipo capitalistico, efficienti ed altamente produttive, che comportarono però un peggioramento delle condizioni dei contadini (da mezzadri o piccoli fittavoli a salariati). L'alta pianura, meno produttiva e più asciutta, risultò frazionata in fondi molto meno produttivi e divenne, di lì a pochi decenni, con la sua massa di piccoli coltivatori poveri e i suoi borghesi dotati di capacità imprenditoriali, la base dello sviluppo industriale lombardo. 
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Tra l'800 e il '900
La Lombardia per tutta la prima metà dell'ottocento si sviluppò ulteriormente come regione produttrice di materie prime, di prodotti agricoli e di semilavorati per l'esportazione, una specie di ricca colonia dell'Europa più avanzata industrialmente. Milano, pur essendo un centro importante su scala italiana, non poteva certamente competere con le metropoli europee.
L'unità d'Italia (1861), raggiunta dopo due sanguinose guerre di indipendenza, significò anche un improvviso allargamento del mercato interno, e l'accesso a capitali internazionali molto maggiori. L'occasione fu colta al volo: furono costruite ferrovie per collegare Milano ai principali centri dell'Italia settentrionale e con l'estero (nel 1908 fu completata la ferrovia del Sempione con Svizzera e Francia), si sviluppò l'industria cotoniera e, grazie alle nuove centrali idroelettriche che liberavano l'Italia dalla pesante ipoteca dell'importazione del carbone, si formò una notevole industria siderurgica.
Nei primi anni del secolo scorso era già nato il potente centro industriale di Sesto San Giovanni con i grandi impianti Falck e Breda, che catapultarono Milano nei ristretto numero delle metropoli industriali europee. All'inizio del secolo XX la popolazione della Lombardia raggiunse i 4,4 milioni di abitanti.
Se negli anni precedenti la prima guerra mondiale gli addetti dell'industria tessile erano ancora il 50% degli occupati, il rapporto si rovesciò completamente fra le due guerre a favore degli addetti dell'industria metalmeccanica. 
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Nella seconda metà del XX secolo la popolazione raddoppiò rispetto a quella di inizio secolo, grazie anche all'apporto di una massiccia emigrazione dal Veneto e dalle regioni meridionali.
La Lombardia era diventata nel 1970 uno dei quattro principali poli europei per quanto riguarda la popolazione, la produttività e la produzione industriale (insieme con la Renania-Ruhr, Parigi e Londra). 
Negli anni Novanta la dimensione metropolitana di Milano si estende non solo ai comuni della fascia fino a 20 km dal centro, ma anche a tutti quei centri sulle direttrici per Varese, Como, Lecco, Bergamo.
Da Bergamo l'espansione continua per le basse valli bergamasche e lungo la statale per Brescia e, di qui, nelle basse valli bresciane.
Per quanto riguarda lo sviluppo economico, esso ha conosciuto un nuovo impulso dall'inizio degli anni Ottanta, in conseguenza del sorgere di alcune nuove attività per lo più nel settore del terziario (moda, comunicazioni, computer), localizzate a Milano.  

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